era da almeno 13 anni che non salivo a bordo di una nave.
da quando giurai a me stesso di non andare più per mare, dopo aver vomitato tanto,
talmente tanto da sentirmi svuotato come uomo.
era appunto passato così tanto tempo che ormai l'isteria collettiva del vacanziero era un ricordo sbiadito.
avevo totalmente dimenticato l'inconfondibile italian style:
ciabatte di Gucci (mica scorregge)
borse Louis Vuitton
sfigati col telo mare Emporio Armani,
si, proprio quello tutto blu, con la scritta bianca ben visibile a sei miglia di distanza.
donne talmente in totale conflitto con la razionalità da ritenere opportuno viaggiare in traghetto coi tacchi.
ventenni ribelli col piercing, tatuaggi e il capello strano che vanno in Sardegna con mammà.
Cani che portano a spasso i loro padroni.
poi i miei preferiti: truzzi wannabe vestiti che sembrano appena sbarcati da Alinghi durante l’American’s Cup, e che con tutta probabilità l'unica imbarcazione con la quale hanno avuto a che fare è stato un pedalò ai lidi di Comacchio.
e mi sembra di fare un tuffo a tanti anni fa,
quando ero un abituee delle Ionie, e gli italiani li vedevi a cento metri di distanza, come militari in libera uscita.
e ancora ti chiedi perchè si prediliga dirigere i propri investimenti in accessori firmati come tanti piccoli Briatore, per poi viaggiare stipati sul ponte di una nave come profughi.
Ah, dimenticavo, l'accessorio più in voga: il cappello. quello che portano i niggaz a MTV, tanto per capirsi.














